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Enigmi di pietra in Sardegna: le ultime ipotesi attestano antichi progetti legati alle stelle

SANTU ANTINE SANTU ANTINE

Il nuraghe di Santu Antine non sarebbe solo astronomicamente orientato, ma anche concepito. La letteratura  accademica classica non nega, nel tempo, l’utilizzo liturgico delle strutture megalitiche. Essa non accoglie l’ipotesi che i nuraghi siano stati costruiti con scopi legati alla sacralità delle costellazioni. Esistono tuttavia delle sorprendenti “coincidenze”. Sette fra i nuraghi del complesso di Torralba  non sarebbero altro che l’immagine riflessa dell’ammasso stellare delle Pleiadi. Una linea verticale unisce la stella Asterope al nuraghe Culzu, Taigete al Longu, Celeno al Fraigas, Elettra a Banzalzas, Merope all’Oes, Alcione, la più luminosa, al Santu Antine.
La teoria sarebbe supportata dall’assenza di vantaggi difensivi nella disposizione dei nuraghi, in alcuni casi costruiti su terreni paludosi che dovettero essere consolidati con solide strutture di pietra. La stessa struttura interna, dove anguste nicchie hanno conservato per secoli numerosi bronzi votivi, non andrebbe a supporto della razionalità bellica delle strutture. La Sardegna, già nota per i suoi numerosissimi dolmen e menhir, ha un altro gioiello nel pozzo di Santa Cristina di Paulilatino. Il pozzo rappresenta secondo il celebre studioso Giovanni Lilliu “il culmine dell’architettura dei templi delle acque”, tanto elaborato nella tecnologia impiegata “da non capacitarsi che sia opera vicina all’anno 1000 a. C”. Le giovani teorie archeo-astronomiche non si fermano allo stupore ingegneristico: Santa Cristina sarebbe non solo un osservatorio astronomico a carattere lunare, ma un sofisticato e preciso strumento di previsione delle eclissi. Un altro mistero da aggiungere a quella che ormai molti definiscono “l’Isola sacra”.

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