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Le gite scolastiche, che spettacolo !

Dalle Murge alla Valle d'Itria, da Martina Franca ad Alberobello. Gita scolastica nel cuore della Puglia In evidenza

Dalle Murge alla Valle d'Itria, da Martina Franca ad Alberobello. Gita scolastica nel cuore della Puglia

Presentiamo un itinerario davvero interessante, alla scoperta di aree suggestive, affascinanti nel cuore della Puglia. Partiamo da Martina FrancaLa città è collocata sulle colline sud orientali della Murgia, a 431 metri slm, con splendide vedute sulla Valle d'Itria. Martina Franca è divisa in tre zone ben definite: il centro storico, la città oltre le mura, la zona nuova. Il centro storico presenta un'urbanistica singolare: le case venivano edificate un tempo in senso verticale. L'abitazione tipo è formata dal pian terreno dove si collocavano botteghe artigianali, o cantinette, spesso fornite di scale che scendono di uno o più metri sotto il livello della strada. Al primo piano, invece, si trova la zona giorno, con cucina e sala da pranzo (di solito era presente anche un camino, che assolveva a una duplice funzione: serviva a cucinare le pietanze e fungeva da stufa. Il pozzo veniva sfruttato anche come un rudimentale frigorifero, in virtù della freschezza garantita dalla pietra calcarea del sottosuolo martinese. Gli alimenti venivano depositati in un secchio di rame o di ferro a fondo piccolo e bocca larga e fatto adagiare a "pelo d'acqua" nel pozzo). Il secondo piano è la zona notte. Qui c'è la stanza da letto, generalmente con un balcone, o una finestra comunicanti con il tetto della casa. Il tetto viene sfruttato in vari modi: generalmente è uno spazio utile per stendere i panni, o anche per imbandire tavolate. D'estate i tetti si trasformano in veri essiccatoi naturali per fichi, noci, fave ed altri alimenti. La particolarità delle case pugliesi, a differenza del resto della penisola italiana, sta nel fatto che i tetti sono in stile greco-arabo, cioè piatti e non spioventi. Le poche spiovenze servono per incanalare l'acqua piovana nelle cisterne site nel sottosuolo. Caratteristica importante del centro storico sono le vie strette e piene di "spigoli", vicoli ciechi e le strade nascoste: un vero labirinto urbano. Questo assetto anticamente presentava un duplice vantaggio: in caso di invasione nemica, infatti, era un mezzo per guadagnare tempo durante un'eventuale fuga, o per tendere imboscate ai nemici sfruttando vicoli ciechi e vie "nascoste" o poco visibili. Le vie di Martina Franca presentano una particolare depressione al centro della strada, a differenza delle altre strade moderne che hanno invece il manto stradale cosiddetto a "schiena d'asino": quando piove, l'acqua piovana scorre al centro strada lasciandone asciutti i lati, senza arrivare alle cantine poste nel sottosuolo.
Non distante si trova la Valle d'Itria, una ricchezza artistica e naturale per il territorio di Martina Franca, meta principale dei turisti. Imperdibili sono i caratteristici muretti a secco, i trulli (in martinese “casedde”), costruiti durante i periodi di civilizzazione contadina fuori dalla zona urbana, a differenza di quanto avviene ad Alberobello, dove sono situati all'interno del paese. La Valle d'Itria si estende tra le province di Bari, Taranto e Brindisi e coincide con la parte inferiore dell'altopiano delle Murge. Sulla valle dei trulli per antonomasia, si affacciano le cittadine di Martina Franca, Locorotondo, Cisternino e Ceglie Messapica. Il nome "valle" è improprio, poiché non ha la conformazione tipica delle valli di montagna: è bensì una depressione dovuta a fenomeni carsici. La principale caratteristica sono per l’appunto i trulli, tipiche ed esclusive abitazioni in pietra a forma di cono. Puntiamo a questo punto in direzione della celeberrima Alberobella. La storia della città è legata alla storia dei trulli. Questi edifici molto particolari sono connessi ad un editto del Regno di Napoli che nel XV secolo sottoponeva ad un tributo ogni nuovo insediamento urbano. I conti di Coversano, proprietari del territorio su cui sorge oggi Alberobello, imposero allora ai contadini inviati in queste terre di edificare a secco, senza l'utilizzo di malta, le loro abitazioni, in modo che esse potessero configurarsi come costruzioni precarie, di facile demolizione. Dovendo quindi utilizzare soltanto pietre, i contadini trovarono nella forma rotonda con tetto a cupola, composto di cerchi di pietre sovrapposti, la configurazione più semplice e solida. I tetti a cupola dei trulli sono abbelliti con pinnacoli decorativi, la cui forma è ispirata a elementi simbolici, mistici e religiosi. Essi erano realizzati dalla maestranza assunta per la costruzione del trullo e ne identificavano l'artigiano. In base alla qualità della fattura del pinnacolo si poteva dunque identificare non solo la destrezza artigianale del costruttore, ma anche il valore dell’edificio. Una maggiore spesa nella costruzione del trullo permetteva di individuare pertanto, le famiglie più abbienti da quelle meno facoltose.
Per quanto riguarda i simboli dipinti sopra i tetti dei trulli spesso assumono un significato religioso; talvolta possono rappresentare segni dello zodiaco. Pinnacolo e simbolo dipinto insieme formavano una sorta di identificativo civico, in quanto per lungo tempo Alberobello ha visto negarsi un riconoscimento ufficiale da parte dei conti di Conversano. Il più grande del paese è chiamato Trullo Sovrano. Fatto costruire dalla Famiglia Perta nella metà del Settecento, questo edificio a due piani è adibito a Museo ed è possibile visitarne l'interno, arredato secondo il gusto d'epoca, ricostruito tramite le testimonianze dei più anziani abitanti alberobellesi. Durante il periodo estivo, il Trullo Sovrano ospita manifestazioni quali spettacoli teatrali, concerti di piccole orchestre o formazioni jazz, serate di cultura e poesia. Tutte le costruzioni rimandano alla tipica struttura del trullo e sono adibite ad abitazioni, negozi, bar, ristoranti. Ogni trullo è formato solitamente da un vano centrale a pianta quadrata, che comunica per mezzo di arcate con la cucina e altre stanze. Molti dei trulli possono essere visitati dal pubblico. Il Rione Monti e stato dichiarato "monumento nazionale" nel 1910: qui, su una superficie di 15 ettari, si trovano più di mille trulli.

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