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Al Parco Nazionale della Majella, fra sentieri meravigliosi e una natura che toglie il respiro In evidenza

PARCO NAZIONALE DELLA MAJELLA PARCO NAZIONALE DELLA MAJELLA

Il Parco Nazionale della Majella è un'area verde dalle incredibili attrattive, ricca di borghi e castelli, sentieri e cascate. Il Parco in tutte le stagioni dell'anno offre al visitatore uno scenario mutevole e di straordinaria bellezza. La primavera inoltrata è la stagione delle fioriture e, insieme all'autunno, il momento migliore per visitare paesi ed eremi.  L'estate è la stagione più consigliata per percorrere i sentieri. Ottobre incanta con i mille colori delle faggete e conduce verso l'inverno che, con il suo manto bianco, rende il paesaggio particolarmente suggestivo. La diversità degli ambienti, la ricchezza della natura, le testimonianze lasciate dalla presenza dell'uomo fanno della Majella il luogo ideale per l'attività escursionistica che consente, tra l'altro, al visitatore di scoprirla nei suoi aspetti più nascosti. I percorsi per gli appassionati di trekking sono, a volte, lunghi e faticosi; quelli che si sviluppano prevalentemente in alta quota richiedono minore fatica, ma restano comunque impegnativi, sia per le condizioni climatiche che per le difficoltà di orientamento. Pertanto si consiglia di non allontanarsi dal tracciato dei sentieri individuati dal Parco e di affidarsi all'esperienza di personale qualificato, sia per ottenere informazioni che, eventualmente, per essere accompagnati. L'ingresso al Parco è libero e gratuito!
Qualunque sia il periodo scelto per visitare il Parco si consiglia un abbigliamento sportivo o, comunque, comodo e funzionale. E' bene indossare pantaloni lunghi (che proteggono dalle punture degli insetti e dai rovi), calzare scarponcini da trekking con suola in gomma (o calzature adatte a lunghe passeggiate) e procurarsi una mappa dell'area. E' comodo portare uno zaino con borraccia e colazione ed è buona norma non dimenticare un minimo per il pronto soccorso. Naturalmente consigliamo di non dimenticare macchina fotografica e binocolo per osservare e catturare le meraviglie che la natura offre. È bene ricordare che nell'ambito del Parco non bisogna raccogliere fiori, muschi, rocce ecc. e, in generale, compiere azioni che danneggiano la flora e l'ambiente; abbandonare rifiuti; accendere fuochi nelle aree non adibite e compiere azioni che potrebbero essere causa di incendi; arrecare disturbo alla fauna; abbandonare i sentieri; danneggiare le strutture esistenti. Noi consigliamo una escursione alla Grotta del Cavallone, l’unica di interesse speleologico visitabile nel cuore del Parco. Attorno alla grotta, per migliaia di ettari, non esiste alcun edificio e nessuna strada ma solo pascoli d’alta quota, valli selvagge e altissime pareti rocciose. La grotta si sviluppa per tutta la sua lunghezza nel comune di Lama dei Peligni mentre l'ingresso è situato nella incantevole valle di Taranta Peligna.
Il Parco Nazionale della Majella si caratterizza per l’elevata montuosità del suo territorio, infatti ben il 55% si trova a quote superiori ai 2.000 metri. Al suo interno racchiude vaste aree (widelands), che presentano aspetti peculiari di natura selvaggia (wildland), la parte più pregevole e rara del patrimonio nazionale di biodiversità. Allo stato attuale delle conoscenze, il Parco ospita oltre il 78% delle specie di mammiferi (eccetto i cetacei) presenti in Abruzzo, e oltre il 45% di quelle italiane. Le 2.114 entità vegetali conosciute per il territorio del Parco sono distribuite in più di 50 differenti habitat, dislocati nei vari piani. A livello floristico, il Parco rappresenta il settore più meridionale d'Europa della Regione Alpina ed un vero e proprio crocevia di flussi genetici, con categorie di grande prestigio ecologico e fitogeografico: infatti con oltre 2.000 entità floristiche il Parco ospita il 65% della flora abruzzese, il 37% di quella italiana ed il 22% di quella europea.
Al di sotto degli ambienti culminali è presente la fascia degli arbusti contorti costituita dal pino mugo che sulla Majella costituisce la formazione vegetale più estesa dell’Appennino. Tra i 1.800 metri circa e gli 800 metri sono presenti i boschi rappresentati dalla faggeta e intercalati dai prati e pascoli. Questi sono gli ambienti elettivi degli ungulati selvatici e di predatori come l’orso e il lupo.
La grande tradizione artigianale della Majella è tenuta viva da orafi, merlettaie, intagliatori, scalpellini, ceramisti, decoratori, fabbri e tessitori che, anche se numericamente ridotti, fanno rivivere questa importante forma culturale. Una delle attività artigianali più importanti è rappresentata dalla lavorazione dei metalli. Non dimentichiamo, al riguardo, le importantissime scuole orafe di Guardiagrele e di Sulmona. Splendidi gli ornamenti preziosi realizzati, soprattutto per l’originalità degli esemplari, come le collane di Guardiagrele, raffinata la lavorazione di altri (spille, anelli, ciondoli in filigrana, oltre ai tipici orecchini di Pescocostanzo e alla "Presentosa"). Eccezionali i lavori in ferro battuto che annoverano, in primis, la cancellata barocca nella Cappella del Sacramento della Collegiata di S.Maria del Colle a Pescocostanzo. Nelle antiche botteghe di Guardiagrele e Pescocostanzo il ferro viene ancora forgiato secondo l’antica tradizione per realizzare lampadari, ringhiere, cancelli, letti, alari, tavolini e altro ancora.
La Majella, non eccessivamente ricca di minerali e pietre preziose, ha da sempre fornito teneri e bianchi calcari a generazioni e generazioni di maestri scalpellini e scultori. Inizialmente usati per innalzare mura a difesa delle comunità italiche e umili ripari per pastori e contadini o per farne colonne e basamenti per i templi e i fori dei Municipi Romani, vengono oggi utilizzati per la realizzazione di oggetti ornamentali. I centri più noti per l’abilità degli scalpellini sono Pescocostanzo, Lettomanoppello, Manoppello, Pennapiedimonte. Oggi questa forma di artigianato è di nuovo molto richiesta soprattutto per i complementi d’arredo. Nei laboratori dove viene lavorata soprattutto la tenera pietra della Majella vengono realizzati caminetti, portali, fontane, posacenere, capitelli, tavolini , vasi, cornici, bassorilievi e piccole sculture. Un’altra arte degna di lode è l’arte della ceramica. Oggi questa attività sopravvive solo a Rapino. Le botteghe oggi rimaste propongono motivi tradizionali come il “fioraccio”, le roselline, il galletto, le decorazioni a paese, a quartiere e a tovaglia. Tradizione da non dimenticare anche quella dei tessuti, dalla lavorazione dei panni di lana a quella dei teli di lino e cotone, dalla tessitura delle coperte ai merletti e ricami. Fino ad un passato piuttosto recente quasi in ogni casa si trovava il telaio con il quale le donne tessevano il proprio corredo. A Taranta Peligna viene ancora tessuta, anche se con moderni telai, la “taranta”, un panno di lana molto usato fin dal Cinquecento. Un’altra produzione tessile di pregio è rappresentata dal “merletto a tombolo” in passato arte di diversi paesi, ma oggi quasi esclusiva di Pescocostanzo, rivalutata negli ultimi anni con l’apertura di una scuola del tombolo.
Un’attività purtroppo oggi meno praticata è rappresentata dalla lavorazione del legno: intagli, sculture, incisioni un tempo praticate da pastori che creavano oggetti da lavoro, per la casa, per la cura della persona. In alcuni paesi (Palombaro, Lettopalena, Pennapiedimonte, Serramonacesca, Campo di Giove, Pacentro) questo tipo di lavorazione viene oggi praticata quasi esclusivamente sui souvenir. Ad Ateleta e Montenerodomo vengono ancora costruiti mobili antichi rustici (culle, madie, sedie, panche). A Pretoro rimangono ancora alcuni “fusai” che, oltre a creare le forme di un tempo per gli usi domestici (mortai, matterelli) realizzano sedie, chitarre per la pasta, mestoli, cucchiai, forchettoni e intagliano cornici, statuette e altri oggetti d’arredo.

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