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Tutti in gita ad Aosta e al Parco del Monte Avic, un'esperienza indimenticabile nell'area della cosiddetta "Roma delle Alpi" In evidenza

Tutti in gita ad Aosta e al Parco del Monte Avic, un'esperienza indimenticabile nell'area della cosiddetta "Roma delle Alpi"

"GRAZIE !" AL COMUNE DI AOSTA
"GRAZIE !" AL COMUNE DI CHAMPDEPRAZ

Ci troviamo alla confluenza di valli suggestive, in un punto strategico tra le vie di comunicazione del Piccolo e Gran San Bernardo. Ad un passo dalle vicine Francia e Svizzera. L'itinerario muove dal capoluogo di regione. Aosta è l’antica “Augusta Praetoria”, fondata nel 25 a.C. dai Romani. Fu munita di mura difensive (ancora visibili) e di porte di accesso, delle quali purtroppo solo la “Praetoria” è giunta sino a noi. Risalgono alla stessa epoca il grande Arco di Augusto e gli imponenti resti (alti fino a 22 metri) del Teatro, caratterizzato da contrafforti ed eleganti arcate. In origine, con un proscenio che misurava 45 metri di lunghezza e una profondità di 7 metri, la struttura poteva contenere fino a 4.000 spettatori. La parte ancora visibile consente di apprezzare la gradinata ad emiciclo (che accoglieva il pubblico), l’orchestra e il muro di scena. E proprio in virtù di tanti e tali monumenti, Aosta venne denominata fin dal principio la “Roma delle Alpi”.
Punto di partenza per una visita alla città sarà Piazza Chanoux, cuore di Aosta. E’ intitolata al martire della Resistenza valdostana: qui si trova la sede del Municipio (Hotel de Ville), che occupa il sito del convento francescano dei Cordeliers, seriamente danneggiato dalle truppe rivoluzionarie francesi. Il Comune è raccordato alla costruzione denominata Hotel des Etats, risalente al 1724 (attualmente ospita l’Assessorato al Turismo), nella quale si riunivano l’Assemblea degli Stati generali e il Conseil des Commis (1536). Fuori dal centro, risalgono invece al XII secolo una serie di fortificazioni e manieri: la Torre del Lebbroso venne edificata nel corso del Medioevo su un bastione romano. Deve il suo nome ad un lebbroso, ivi rinchiuso (appunto) alla fine del XVII secolo. Tour Neuve, sorge invece su una base quadrata romana ed è stata costruita nel XIII secolo. La Tour du Pailleron conserva l’aspetto originario, mentre il suo nome (in francese) deriva dal termine pagliaio. Il Castello di Bramafan, sorge a ridosso dei resti di un bastione romano ed e stato realizzato nell’XI secolo. Era la residenza dei Visconti di Savoia; sulla struttura a parallelepipedo si erge una torre rotonda. Il nome deriva da un frase in dialetto franco-provenzale, che si potrebbe tradurre letteralmente come “gridare per la fame”. E’ probabile che il popolo, in tempo di carestia, si radunasse sotto la torre per implorare cibo. La Tour du Baillage, conosciuta anche come “Torre dei Balivi”, è stata fino a pochi anni fa la sede del carcere. Dal XIII secolo fu la residenza del Balivo, un funzionario di nomina reale che sovrintendeva sulla circoscrizione. Infine, segnaliamo la Tour Fromage edificata da una famiglia nobile (i Du Fromage): si trova facilmente nei pressi del Teatro Romano. Di assoluto rilievo artistico e culturale sono pure la Cattedrale con il Museo del Tesoro ed il chiostro di Sant’Orso. Da non perdere il Museo Archeologico, in Piazza Roncas: si trova nell’ex Monastero della Visitazione, fondato quest’ultimo all’inizio del ‘600, appunto dal marchese Roncas. Venne edificato sulle fondamenta della torre romana che sorgeva a fianco della porta settentrionale della città. All’inizio dell’Ottocento la struttura fu trasformata in una caserma. Sulla facciata è possibile ammirare dipinti, che rappresentano lo stemma dei Savoia e ritratti di alcuni personaggi di casa Challant, una delle più autorevoli in Valle. Ai buongustai segnaliamo i sapori tutti particolari della “seupa” valdostana, della “mocetta” e della celebre “fontina”. Numerosi i locali (non solo nel centro storico) dove fermarsi.
Dal capoluogo scendiamo lungo l’Autostrada fino ad Issogne; non distante da qui c’è il Parco del Mont Avic. A Champdepraz ha sede l’Ente Gestore del Parco a cui, anche preventivamente, possono essere richieste informazioni per organizzare la visita all’area naturalistica, soprattutto per chiedere il periodo migliore per recarsi in zona e percorrere i sentieri (con tutta sicurezza). L’Ufficio Turistico è, invece, localizzato a Chevrere nel villaggio di Covarey. Nei pressi è allocato un grande plastico che illustra (in scala) il parco e i suoi dintorni. Qui si possono avere gratuitamente informazioni e materiale didattico, opuscoli e pieghevoli. L’Ente Parco gestisce, inoltre, il Museo di Champdepraz, aperto nei mesi di luglio e agosto, tutti i giorni nel pomeriggio; in aprile, maggio, giugno, settembre e ottobre, invece, i visitatori possono accedere alla struttura prenotandosi con anticipo. Il Museo illustra i più interessanti aspetti naturalistici, storici ed etnografici del territorio di Champdepraz; alcune vetrine contengono reperti e oggetti legati alle attività agro-pastorali e minerarie. All’ingresso del museo parte un breve ma interessante sentiero geologico. A tal proposito: in caso di escursioni al di fuori dall’abitato di Champdepraz, e assolutamente consigliato seguire attentamente la rete dei sentieri appositamente segnalati. Gli itinerari sono bene evidenziati. In 4 punti panoramici sono esposti pannelli che illustrano il paesaggio circostante, fornendo dati topografici e naturalistici; numerose targhette esplicative sono, inoltre, visibili lungo tre percorsi guidati, cui sono dedicati specifici opuscoli illustrati. Uno dei più caratteristici è il sentiero Champdepraz-Lac de Pana, assolutamente privo di difficoltà e pericoli. Si tratta di un percorso di circa otto chilometri che ci porterà, in cinque ore, fino a quota 1.880 metri! Attraverso i boschi si raggiunge la gola del Torrente Chalamy, i villaggi rurali di Boden e Gettaz des Allemands, i pascoli di Pana e il lago omonimo, con un bellissimo panorama sul Monte Rosa e sul Cervino. L’assistenza alle escursioni, quantunque facoltativa, è senz’altro consigliata: puo essere richiesta preventivamente ad alcune cooperative locali. Da non perdere anche l’itinerario Veulla-Lac de Serva. E’ in terra battuta, a tratti lastricato, privo di difficoltà e con modeste pendenze. Cinque chilometri di lunghezza ed un dislivello di 530 metri. Il sentiero parte dai prati di Chevrere, attraversa la foresta di pino silvestre, raggiunge il bosco di pino uncinato, l’alpeggio di Serva e l’omonimo lago.

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